
Nella mitologia norrena, il troll è quel mostro notturno che, se sorpreso dal sole fuori della sua grotta di montagna, si tramuta in pietra. In Rete, il troll è chi entra in comunità virtuali (blog, chat, forum, newsgroup e mailing list) e semina zizzania tra gli utenti.
Generalmente, i troll hanno nomi fantastici, vagamente irridenti. In alcuni casi, il troll può coincidere con il fake, cioè l’utente che si serve del nome di un altro utente per creare confusione. Ma non è detto che abbia sempre un nome falso: c’è chi si serve del proprio nome e cognome e disturba ugualmente le discussioni.
In generale, il troll avveduto studia il comportamento degli utenti, e attende che nella comunità virtuale si sviluppi una discussione molto dibattuta e approfondita, per poi intervenire con commenti stupidi e superficiali, suscitando tensioni sopite, in attesa di un pretesto per divampare, e innescando il flaming, cioè una catena di accuse reciproche tra gli altri utenti.
Alcune comunità vivono il trolling come una vera peste sociale; in realtà, il fenomeno è abbastanza irrilevante: come avviene per il Babau e altri mostri infantili, che svaniscono se non si crede più in loro, il modo più efficace per allontanare un troll è ignorarlo quando si manifesta per la prima volta; dopo aver prodotto altri commenti offensivi per provocare una reazione, il troll si darà per vinto e lascerà in pace la comunità.
Da parte degli amministratori e dei moderatori dei gruppi, è frequente l’invito a “non dare da mangiare al troll” (don’t feed the troll), cioè a non nutrirlo di risposte ai suoi commenti, finché a un certo punto, per non morire di inedia linguistica, il troll sarà costretto a cercare cibo da un’altra parte.
Se il troll scandinavo ha grande tradizione letteraria (appare nel Peer Gynt scritto da Henrik Ibsen e musicato da Edvard Grieg), il suo cugino digitale si sta attrezzando per emularlo: due anni fa, è entrato anche nella letteratura italiana, con il libro Troll. Come ho inguaiato internet di Ciro Ascione, uscito per i tipi di TEA Libri, nella collana neon!, a cura del “cannibale” Aldo Nove. In un’intervista a Infinitestorie.it, datata 20 ottobre 2006, Ascione sostiene di aver scritto questo «antigalateo informatico» in favore dei troll, esempi virtuosi di «maleducazione creativa» in una Rete di utenti piattamente integrati e permalosi.